Nessuna ferita è per sempre

Ferite e ulcere

La pelle è la milizia di frontiera del nostro corpo: protegge l’interno dall’esterno. Ma è un organo. E come tale dialoga con i suoi “colleghi” ricevendo istruzioni o perdendo il contatto radio con il governo centrale. 

Le ferite non sono solo l’esito di un trauma meccanico o di un incidente. La pelle si lacera o si “spacca” anche quando l’organismo non riesce più a far fronte a numerose attività amministrative basali: la circolazione arteriosa o venosa, la trasmissione dello stimolo nervoso, il metabolismo degli zuccheri. Il diabete, ad esempio, è una delle malattie in cui le lesioni ulcerative compaiono sugli arti inferiori in uno stadio avanzato della patologia.

Quando siamo in presenza di ulcere cutanee che fanno fatica a guarire è perché dietro le quinte c’è una malattia sistemica: vascolare, metabolica, autoimmunitaria. Questo significa che stiamo parlando di lesioni croniche, esito di un processo e non di un singolo avvenimento. Se una ferita rimane aperta senza cicatrizzarsi troppo a lungo, deve suonare un campanello di allarme.

Nella maggior parte dei casi la causa primaria di queste patologie è circolatoria. La ridotta quantità di ossigeno rende impossibile la cicatrizzazione e la riparazione dei tessuti secondo il percorso fisiologico normale. Oppure la causa è la ridotta capacità del sistema venoso di fungere da spazzino delle scorie che si accumulano dopo la “respirazione cellulare”, provocando sofferenza e macerazione dei tessuti. Queste ulcere hanno caratteristiche inconfondibili: aspetto circolare a margini netti o irregolari, spesso con irritazioni eritematose e macerazione sulla cute attorno alla ferita. Quest’ultima è uno stato di degradazione della pelle che predispone all’aggressione dei batteri e quindi ad infezioni molto serie. Pur su diverse scale di intensità l’ulcera su base diabetica presenta anche un classico “essudato”, cioè una secrezione anomala segno di degenerazione dei tessuti.  

Vediamo insieme i tre tipi fondamentali di ulcere agli arti inferiori:

Ulcere croniche venose: sono le più frequenti. La causa è un ristagno di metaboliti tossici che non vengono raccolti e portati via dalla circolazione venosa insufficiente (disfunzione delle valvole interne dei vasi venosi. I metaboliti sono i prodotti di scarso della attività cellulare, il cui carburante è l’ossigeno. Di solito questa insufficienza venosa si presenta associata a varici, ad esiti di pregresse trombosi venose profonde o anche flebiti. La cute, allora, appare di un caratteristico colore più scuro. Una persona può non avere il diabete, ma presentare lesioni sulle gambe perché ha una insufficienza venosa superficiale o profonda. 

Ulcere croniche arteriose:  in questo caso la condizione caratterizzante del paziente è la patologia ischemica. C’è un problema a carico di un vaso arterioso della gamba, un restringimento o una occlusione da placca ateriosclerotica (arteriopatia periferica), che non permette un corretto nutrimento dei tessuti.

Ulcere croniche correlate: c’è un nesso diagnostico conclamato con patologie di cui il paziente soffre da tempo. È il caso del piede diabetico e di alcune malattie autoimmuni o vasculitiche.

Ma, attenzione: nessuna ferita è per sempre. Oggi si può fare moltissimo per rafforzare la nostra difesa sul confine. 

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