UNA PATOLOGIA SU TRE LIVELLI

Quando si soffre di diabete, i piedi possono diventare il punto focale della malattia. Un concentrato di problemi diversi su almeno tre livelli di malfunzionamento patologico: vascolare, neurologico, ortopedico. Il cosiddetto “piede diabetico” assomiglia ad una costruzione a scatole cinesi: ogni elemento dipende dell’altro e lo condiziona fino a determinare una sindrome complessa che non va mai sottovalutata.

Diciamo subito che questa condizione clinica affligge tanto le persone affette da diabete di tipo 1 (congenito), come ad esempio il tennista Alexander Zverev, quanto coloro che si ammalano nel corso della vita (tipo 2). È importante capire che il diabete è un disordine metabolico che lavora nel tempo e col tempo. Noi chirurghi vascolari ci imbattiamo nel piede diabetico quando le conseguenze di lungo periodo di un eccesso di glucosio nel sangue hanno ormai compromesso l’intera struttura del piede: ossa, tendini, fasce muscolari, vascolarizzazione venosa e terminazioni nervose. Arriviamo alla fine, ma abbiamo molte carte da giocarci.

È bene ricordare il ruolo che i piedi rivestono nella nostra vita di ogni giorno. Il piede sostiene tutto il peso del corpo ed è il principale “organo” della locomozione. Avere piedi sani significa poter camminare e tenere una postura corretta. E camminare aiuta a mantenere in condizioni ottimali la circolazione arteriosa, che porta il nutrimento, ed anche quella venosa, che fa tornare al complesso “cuore/polmoni” il sangue ormai povero di ossigeno. Per preparare il sangue ad assorbire di il nuovo ossigeno introdotto nel corpo dalla respirazione.

Ad ogni passo, inoltre, la rete fittissima di vasi del piede viene compressa e rilasciata, dando una mano all’intero processo dinamico. Chi ha il piede diabetico cammina sempre meno, perché cammina sempre peggio. 

Le impronte dei primi Australopitechi (i lontanissimi progenitori degli esseri umani) sulla cenere vulcanica nella valle di Olduvai (Tanzania, Africa orientale), la passeggiata di Armstrong sul suolo lunare, Robin Davidson che attraversa a piedi il deserto australiano per il National Geographic: camminare è un gesto ancestrale. Indispensabile per star bene. Ecco perché tratto il piede diabetico con un solo obiettivo: far tornare a camminare il mio paziente.

Il diabete si manifesta nel piede, e sul piede, con lesioni, ferite, ulcerazioni e deformità ossee delle dita. Spesso, inoltre, supraggiungono infezioni gravi perché i batteri si trovano ben nutriti dall’alta concentrazione di zucchero causata dal diabete.

Le lesioni cutanee possono essere però sintomi anche di altro, ad esempio di arteriopatia, che affligge anche i pazienti non diabetici. In questo caso i principali fattori di rischio sono, ancora una volta, ben noti: fumo, ipercolesterolemia e ipertensione. La arteriopatia si manifesta con occlusioni e restringimenti nelle arterie degli arti, delle carotidi e delle coronarie. 

Segnali classici del piede diabetico sono anche i cambi di colore del piede, alterazioni della temperatura, sensazione di formicolio. Più tipico, invece dell’arteriopatia,  è il dolore ai polpacci durante la marcia (“malattia delle vetrine”) o il dolore durante il riposo notturno.

Vediamoli insieme nel dettaglio nel prossimo articolo.