IL CHECK-UP DELL’ORGANISMO IN UNA SOLA FOTOGRAFIA

Stenosi vuol dire “restringimento”. Quando i nostri vasi sanguigni sono giovani e in salute hanno pareti elastiche che consentono al flusso sanguigno di scorrere liberamente, seguendo le diverse intensità di quella che chiamiamo “pressione”. Il cuore pompa sangue nell’organismo alternando ritmicamente sistole e diastole. I suoi alleati sono i vasi sanguigni, che conducono il sangue in tutti i tessuti e in ogni organo, portando ossigeno e nutrimento: la vita. Quando un vaso si restringe, per l’arteriosclerosi, questo sistema di comunicazione interno ad alta velocità incontra un pericoloso ostacolo meccanico. L’ossigeno è il carburante invisibile delle cellule, comprese quelle del cervello. E se la stenosi si verifica all’interno della carotide il cervello si trova in una condizione di rischio conclamato.

Quando qualcosa si chiude, il copione cambia. Radicalmente.

La, o meglio, le carotidi, sono infatti i grossi vasi arteriosi che scorrono lungo il collo. Le carotidi sono le “autostrade” che portano il sangue direttamente al cervello. Se manca ossigeno, anche per una manciata di secondi, le cellule dell’encefalo possono entrare in sofferenza, con danni a lungo termine. Ben lo sapevano gli antichi Greci, che le hanno dato il nome di “carotide”, ossia “portatrice di sonno”. Immaginiamo allora la stenosi carotidea come un grosso incidente su un raccordo autostradale, che rallenta, o nel caso peggiore (l’occlusione) blocca il traffico sulle vie principali e secondarie, innescando un effetto domino sull’intero sistema nervoso centrale. 

Ma che cosa è una stenosi? Chiamata comunemente “placca” la stenosi è effettivamente un aggregato di cellule “spalmato” sulla biforcazione carotidea, che cresce favorita dai fattori di rischio cardiovascolari: fumo, dislipidemia, ipertensione, diabete e naturalmente la nostra genetica. La placca è composta di colesterolo, ossia di lipidi, ma è anche un concentrato anomalo di cellule muscolari (fibriomiocellule) e di cellule espressione di processi infiammatori. Nel tempo la placca muta, anche nella sua composizione, a seconda degli stimoli che riceve, diventando lipidica, fibrosa, fino a calcificarsi. Cambiando così ovviamente anche il suo grado di rischio. Non sempre la stenosi rimane ferma e inerte. Potrebbe microfissurarsi e rilasciare frammenti cellulari che con una embolia si portano nel circolo cerebrale e continuano altrove il loro lavoro, bloccando ulteriori vasi e causando una ischemia cerebrale.

La placca ci dice quindi che un vaso si è ammalato. Su di lui sono andati a convergere gli effetti di lungo periodo di stili di vita nemici della salute. Nella parete delle carotidi, anche in soggetti giovani, possiamo praticare la misurazione dello IMT (valutazione dello spessore medio-intimale carotideo). Ed è così che leggiamo i risultati del check up dell’organismo in una sola fotografia. È una enciclopedia del modo in cui abbiamo finora mangiato, evitato il movimento e lo sport, fumato e bevuto. Sono infatti questi i fattori di rischio della stenosi carotidea. Anche il normale processo di invecchiamento influisce sulla formazione delle placche aterosclerotiche, questo non va dimenticato. È il motivo per cui è più facile incorrere in questa patologia dopo i 60 anni, principalmente se queste persone sono fumatori o affetti da ipertensione, ipercolesterolemia e diabette mellito.

La chirurgia vascolare rimedia con le tecniche più avanzate ai danni impliciti nello scorrere del tempo, ma fornisce anche un insegnamento più generale. L’organismo assorbe i nostri stili di vita, e ce li ripropone tradotti in un altro linguaggio. Un intervento chirurgico per rimuovere la stenosi carotidea non è solo una soluzione in loco, ma, insieme ad una corretta terapia medica e ad un approccio multidisciplinare, una risposta sistemica al funzionamento dell’organismo. È un viaggio che rimette le cose a posto, come il flusso sanguigno che riprende il suo corso normale. 

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